lunedì 12 gennaio 2015

Passatina di cannellini con gamberi e rosmarino

Si tratta di una preparazione da occasione particolare, in primis perchè si presenta bene e si può fare bella figura e poi perché è buonissima e ne vale la pena. 
La preparazione non è difficile ma un po' lunga - sulle due ore - ma il risultato ripaga delle cure, delle attenzioni e del tempo impiegato.

Immaginiamo una cena con 6-8 persone e allora andiamoci a procurare:
Per la passatina
  • 200 gr di fagioli cannellini secchi
  • 2 patate novelle
  • 1 scalogno
  • 20 gr di pancetta affumicata
  • 3 coste di sedano
  • 1 pomodoro pelato
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 foglia di alloro
  • brodo vegetale
  • 15 cc di olio
  • sale
Per i gamberi
  • 400 gr di gamberi o mazzancolle (2/3 a testa)
  • un cucchiaio di olio
  • 2 rametti di rosmarino
  • sale
La preparazione della passatina:
  1.  Lasciate in ammollo i fagioli per una notte intera con l'alloro e l'aglio in camicia;
  2. Tritate finemente lo scalogno, il sedano e la pancetta e fateli rosolare bene con un poco di olio;
  3. Aggiungete poi le patate e il pomodoro tagliati a pezzi piccoli e lasciate cuocere per qualche minuto;
  4. Aggiungete i cannellini ben scolati, poi il brodo di tanto in tanto e lasciate cuocere a fuoco dolcissimo per 45-50 minuti;
  5. Trascorso questo tempo, si toglie dal fuoco e si passa tutto nel mixer ad immersione.
  6. La crema così ottenuta viene passata al setaccio e rimessa sul fuoco dolcissimo fino ad ottenerre la densità desiderata (una vellutata)
La preparazione dei gamberi:
  1. Sgusciate i gamberi e privateli del filo nero;
  2. Metteteli a marinare con un filo d'olio, un pizzico di sale ed un rametto di rosmarino per circa due ore;
  3. Cuocete i gamberi a vapore;
  4. Tritate il rosmarino, anche quello della marinata e frullatelo con l'olio, compreso quello della marinata, in modo da ottenere un condimento profumato al rosmarino.
Servite la passatina calda, aggiungendo i gamberi e qualche goccia di olio al rosmarino.



Da bere bollicine bianche o rosa.

Qualche nota:
  • La cottura deve essere lenta e dolce in modo che i cannellini possano cuocere bene ed uniformemente.  
  • La passatina non necessita di amidi aggiunti per addensare, sono sufficienti quelli contenuti nei fagioli e nelle patate per dare la giusta cremosità.

giovedì 8 gennaio 2015

La cottura della pasta (metodo Agnesi)

E' stato il grande Gualtiero Marchesi a farmi conoscere, per la prima volta, la cottura della pasta col metodo Agnesi, quello della pasta, per intenderci; il fatto che tanto chef utilizzi questo sistema passivo mi ha incuriosito, l'ho provato e adottato.
Il metodo della cottura della pasta "a fuoco spento" risale alla fine del 700 allorquando
Benjamin Thompson, conte Rumford, si mise a studiare le reazioni termochimiche dei
processi di cottura, stupendosi di come fossero così poco compresi, anche e soprattutto dai cuochi, che li avevano sotto gli occhi tutti i giorni.
Senza entrare in troppi dettagli tecnici, ci basta sapere ed è dimostrato che:
  1. La presenza dell'acqua serve solo ad idratare la pasta e tale processo avviene tanto più velocemente quanto più alta è la temperatura (la pasta si idrata anche con l'acqua fredda, ma non è cotta). 
  2. Intorno ai 60° avviene la gelificazione dell'amido.
  3. Intorno agli 80° si ha la denaturazione del glutine e solo a questo punto la pasta è cotta.
Quindi non è assolutamente necessario che l'acqua di cottura della pasta debbe necessariamente essere bollente; la temperatura di ebollizione dell’acqua dipende dalla pressione atmosferica e questa diminuisce con l’altitudine. Se al livello del mare l'acqua bolle a 100°, a circa 2000 metri di altezza l'acqua bollirà a 93° e gli spaghetti saranno ugualmente cotti a puntino.
Molti grandi chef "stellati" da Massimo Bottura a Gualtiero Marchesi adottano questo metodo "dolce" per cuocere la pasta e anche se qualche parvenu dichiara di averlo scoperto o peggio inventato, il sistema ha più di 200 anni.
Scrive Thompson
tutto il combustibile che viene utilizzato nel farla bollire vigorosamente è sprecato, senza aggiungere un singolo grado al calore dell’acqua, né velocizzare o accorciare il processo della cottura di un solo secondo. Poiché è dal calore, dalla sua intensità e della sua durata che il cibo viene cotto, e non dall’ebollizione dell’acqua che non ha alcun ruolo in quell’operazione.”.
Ovviamente i pareri sono molto discordi, come su tutto in Italia, e qualche blogger definisce "bufala" questo sistema, ma è solo una questione di ignoranza dei fatti, della storia, della chimica e della termodinamica.
Personalmente ottengo risultati equivalenti al metodo "classico", e non ho trovato, nei detrattori, alcuna argomentazione valida o scientificamente corretta per mantenere il metodo vecchio, che quindi ho abolito; oggi utilizzo solo questo sistema per cuocere la mia pasta.


Il metodo è di una semplicità stupefacente e nella sua semplicità sta la sua genialità.
Consiste in questo: 
  1. la pasta va calata nell'acqua bollente e normalmente salata (10 gr/litro);
  2. si fa riprendere il bollore (circa 2 minuti);
  3. a questo punto, si chiude il fuoco e si copre la pasta con un coperchio;
  4. la si lascia cuocere per il tempo rimanente, a fuoco spento e coperta.

  • il tempo di cottura rimane praticamente lo stesso;
  • non viene disperso il glutine (parte proteica);
  • non vengono dispersi gli amidi (carboidrati);
  • si controlla meglio lo stato di cottura della pasta;
  • si risparmia energia (30-40% in meno),
quindi la pasta è più saporita, più nutriente e l'acqua rimane più limpida; basta una semplice prova per convincersene.
La buona riuscita del sistema dipenede da alcuni fattori:
  1. La buona qualità delle pasta (se rilascia troppo amidi tende ad incollarsi e bisogna agitarla vigorosamente prima di corprire con il coperchio):
  2. la pentola non deve essere troppo piccola, in rapporto alla pasta, perchè la temperatura dell'acqua scenderebbe troppo velocemente al di sotto gli 80°;
  3. il coperchio deve essere ben ermetico per non lasciare sfuggire il vapore e con esso il calore;
  4. di conseguenza non si deve scoperchiare continuamente la pentola per controllare la cottura. 
 Sempre a proposito della cottura della pasta va ricordato:
  • la pasta va cotta sempre al dente: è più buona, più nutriente e più digeribile;
  • la pasta va curata con grazia e gentilezza, accarezzata insieme al condimento, mai spadellata di forza con il classico esibizionismo macho da tv;
  • l'acqua della pasta è miracolosa: aiuta a diluire un sugo troppo asciutto senza alterarlo, è uno sgrassatore naturale per piatti e pentole troppo unti, bevuta fredda è ricca di sostanza nutritive e sali minerali ed ha un sapore delizioso, ci si può impastare la farina per la pizza, può essere usata come base per un brodo o una zuppa, può servire per l'ammollo dei legumi, per innaffiare le piante, per farsi un pediluvio, ecc, ecc.
A questo punto ogni piatto di pasta sarà un successo, l'importante però è che la pasta sia di qualità: italiana (possibilmente di Gragnano), trafilata al bronzo (rugosa), essiccata naturalmente e lentamente (colore chiaro) e non vetrificata (liscia e giallo ocra) come certe famose paste industriali.
Buon appetito 

sabato 20 dicembre 2014

Mezze maniche con mazzancolle ai pomodorini di Corbara

Tra le innumerevoli specie ittiche, i crostacei sono talmente gustosi e dolci da essere delle vere e proprie delizie del mare, apprezzate in cucina per le carni tenere, ma non molli, e per il sapore delicatissimo.
La mazzancolla appartiene alla famiglia dei gamberi autoctoni del Mar Mediterraneo, ha una colorazione biancastra tendente al rosa o al grigio, alternata a bande marroni-rossastre sul carapace e segmenti addominali e macchie scure sulle pleure. 
La sua carne è pregiata, con sapore delicato e con aroma gradevole e fine. Contiene circa il 15% di proteine, mentre basse sono le percentuali di glucidi e di grassi. Per la scarsa presenza di grassi, è modesto anche l'apporto energetico, che resta al di sotto delle 100 chilocalorie. 
È considerevole invece l’apporto di fosforo, calcio, ferro e le vitamine del complesso B tiamina, riboflavina e niacina. Il contenuto di colesterolo si aggira invece sui 150 mg per 100 grammi. 
La preparazione che propongo è classica, ma arricchita di sapori unici, come quello del Pomodorino di Corbara, il "Corbarino" dalla caratteristica bacca piccola, allungata a pera, dolce e pungente di sapore.
Di origini antiche e coltivato in maniera tradizionale, cioè irrigato se non quando lo decide il clima della Campania, è un'eccellenza alimentare per la regione e in special modo per Corbara, un antico paese arroccato sui Monti Lattari in provincia di Salerno, affacciato su quel dono della Natura che è l’Agro nocerino sarnese, patria del più noto Pomodoro San Marzano. 
E' il re del pomodoro, il miglior interprete della pummarola e l’ospite per eccellenza di pasta e pizza.

Per questa preparazione semplicissima ci procuriamo (quattro persone):
  • 280 gr di mezze maniche o pasta di vostra scelta (di Gragnano)
  • 20 mazzancolle freschissime, sgusciate e ripulite del budellino (vedi qui);
  • una dozzina di pomodorini di Corbara pelati;
  • 1 spicchio di aglio;
  • prezzemolo;
  • sale, pepe;
  • olio extravergine.
Vado a preparare:
  1. Metto a lessare la pasta in abbondante acqua salata (10 gr per litro)
  2. Nel frattempo faccio soffriggere in una ampia padella un giro di olio e l'aglio intero schiacciato
  3. Appena l'aglio è biondo, lo elimino e aggiungo i pomodorini; li faccio andare velocemente, devono sentire appena il calore;
  4. A questo punto aggiungo le mazzancolle e le faccio saltare per qualche istante, il tempo affinché la polpa diventi bianca.
  5. Aggiungo la pasta scolata al dente, manteco rapidamente e servo spolverando del prezzemolo tritato e un giro di pepe.

Il sapore è delicatissimo e squisito e le chilocalorie circa 380; ci bevo del Gragnano rosso e frizzante, oppure se ci piace il bianco, un Greco di Tufo, dalla struttura robusta e acidula.

domenica 7 dicembre 2014

Trippa co' caso e ova

Ho già scritto a proposito della trippastavolta voglio proporre una preparazione molto particolare che fa riferimento ad Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, grande cuoco e letterato napoletano, autore di quella "Cucina Teorico-Pratica", prezioso ricettario di riferimento della tradizione culinaria partenopea, pubblicato in seconda edizione nel 1839 in dialetto.


Tralasciando la preparazione preliminare della trippa, visto che la compriamo già cotta, lavata e sbiancata, questa, cioè la trippa,

..... la fielle purzì quanno è cotta, e po' la miette dinto a 'na cazzarola co no poco de nzogna, presutto ntretato e petrosino, sale e pepe; farraje lo sbattuto d'ova e caso grattato e ne le mbruoglie pe' mmiezo e accossì la farraje servì.

(in poche parole, la trippa viene tagliuzzata sottile e messa sul fuoco in una casseruola con un po' di sugna (o olio extravergine), prosciutto tritato e prezzemolo, sale e pepe; nel frattempo si prepara un battuto di uova e formaggio grattugiato, si  mescola il tutto e lo si serve. Io aggiungo del basilico fresco e qualche goccia di limone.



Trippa al gratin

Una ulteriore variante del grande Cavalcanti cita:
...(la trippa) la faje felle felle e l'accuonce dint'a nu ruoto, co pane grattato, limone e no poco de petrosino, sale e pepe e no poco de butirro e la farraje ngrattini' a lo furno.

Penso che non occorra traduzione, la preparazione è semplice, chiara e squisita.
Da bere Falanghina dei Campi Flegrei.

giovedì 4 dicembre 2014

Trippa, trippa, trippa


A Napoli, nella popolare via Pignasecca a Montesanto, si trova quello che si può considerare il tempio delle frattaglie: "Le Zandraglie" di Emilia Fiorenzano, tripperia, friggitoria e cucina napoletana. Per un appassionato del quinto quarto, passare da quelle parti è un obbligo per officiare la sosta rituale dell'acquisto della trippa, del piedino di maiale e del "musso" bovino, tutto di prima qualità: la trippa dei Fiorenzano è considerata la migliore.
La trippa è, come è noto, una frattaglia, costituita dai  quattro stomaci dei bovini: 
  1. il rumine (Ciapa, Croce, Larga, Panzone) è la parte più spessa e più grassa della trippa, rappresenta circa l'ottanta per cento di tutto lo stomaco bovino.
  2. il reticolo (Beretta, Cuffia, Nido d'ape), ha un aspetto spugnoso e la sua forma ricorda una cuffia.
  3. l'omaso (Centupezzi, Foiolo, Libretto, Millefogli, Centopelli) è la parte più magra della trippa e si presenta con una caratteristica struttura lamellare.
  4. l'abomaso (Caglio, Francese, Frezza, Lampredotto, Quaglietto, Ricciolotta), che è quella più vicino all'intestino, ovvero la parte più scura della trippa di colore marrone e piuttosto grassa che richiama alla mente dei nastri arricciati insieme.
In genere acquistare la trippa mista, significa prendere le prime 3 parti di quell'elenco, mentre l'abomaso trova spazio in preparazioni particolari come il lampredotto fiorentino.
Rumine (a sinistra), reticolo (a destra, in secondo piano) e omaso (a destra in primo piano) - da Wikipedia
Si tratta di un cibo antico (i greci la cucinavano sulla brace, mentre i romani la utilizzavano per preparare salsicce) e povero, alimento tradizionale di molte regioni d’Italia e dell'estero; paradossalmente è un cibo trasversale e bipartisan che ha attraversato i secoli ed è stato apprezzato sia dalle cucine povere che da quelle ricche.
Un tempo la preparazione casalinga della trippa era lunga e laboriosa, intanto che in casa si spargevano odori non proprio appetitosi; fortunatamente oggi la trippa si trova sul mercato già bollita, lavata e sbiancata, pronta quindi per essere usata sia così com'è: all'insalata, condita con olio, sale e abbondante limone, che cotta in innumerevoli maniere.

Vorrei qui sfatare alcuni luoghi comuni sulla trippa:
  1. La trippa ha un brutto sapore. Errato, la trippa ha un gusto piuttosto indefinibile, non prevaricante e delicato che acquisisce e assorbe quello della preparazione.
  2. La trippa è grassa e indigesta. Errato, la trippa non è un alimento grasso, e la sua cosiddetta indigeribilità deriva dalla struttura dei tessuti proteici che la compongono; la trippa ha una consistenza callosa che non si spappola e quindi va tagliata sottile o a piccoli pezzi, inoltre è impiegata spesso in ricette di non semplice e rapida digestione.
  3. La trippa non nutre ed è ricca di colesterolo. Errato, 100 gr di trippa contengono:
    • il 72% di acqua, 
    • il 16% di proteine e 
    • solo il 5% di grassi, 
    • un valore energetico di 108 kcal, inoltre 
    • 107 mg di sodio, 
    • 18 mg di potassio, 
    • 4 mg di ferro, 
    • 18 mg di calcio, 
    • 50 mg di fosforo e in più
    • Vitamine del gruppo B
    • Vitamina C
L'onnipresente nutrizionista ci informa che le  proteine della trippa sono di ottimo valore e la grande quantità del ferro è perfettamente bio-disponibile. Anche l'apporto vitaminico è notevole: del gruppo B, sono presenti proprio le vitamine B12 e B9, ottime per contrastare l'anemia; quindi ci troviamo di fronte ad un signor alimento ipocalorico e anti anemico, light, insomma.
I modi e le ricette per preparare la trippa sono tantissimi, si può dire che ogni regione la tratta a modo suo, ma tutte, nella maggior parte dei casi, hanno una base in comune: un soffritto, gli aromi e il formaggio e le descriveremo a volo tenendo presente che per quattro persone occorrono 6-800 gr di trippa mista già pronta.

Trippa al sugo alla "napoletana"

Trippa al "sugo" alla napoletana
Per le classiche 4 porzioni. Ad un soffritto di aglio, peperoncino e prezzemolo si aggiungono 700 gr di trippa a striscioline e  si lascia svaporare l'acqua, si aggiunge mezzo bicchiere di vino bianco e lo si lascia sfumare. Si aggiungono 200 gr. di pomodori pelati e si lascia cuocere fino a far ritirare l’acqua ed intenerire la trippa (un trentina di minuti). Si serve calda, spolverata con pepe, parmigiano o caciocavallo stagionato grattugiato, basilico e un filo d’olio. Le chilocalorie sono circa 280 a porzione

Con circa le stesse proporzioni:

Trippa alla fiorentina


Ad un soffritto di cipolle, carote e sedano si aggiunge la trippa a striscioline, si lascia svaporare l'acqua, si aggiunge del vino e lo si lascia sfumare. Si aggiungono pomodori pelati e si lascia cuocere fino a far ritirare l’acqua Si serve calda, spolverata con pepe, parmigiano grattugiato e un filo d’olio.

Trippa alla parmigiana

Ricetta antica e povera, si fa con diversi tipi di stomaco bovino. La trippa viene cotta a lungo e si chiama “alla parmigiana” perché viene servita con grana. Si mangia come una zuppa al cucchiaio con  brodo; si possono aggiungere verdure come pomodori e cipolle per insaporirla.

Trippa alla romana

Ad un soffritto di aglio, peperoncino e prezzemolo si aggiunge la trippa a striscioline, si lascia svaporare l'acqua, si aggiunge del vino e lo si lascia sfumare. Si aggiungono pomodori pelati e si lascia cuocere fino a far ritirare l’acqua Si serve calda, spolverata con pepe, pecorino grattugiato, mentuccia e un filo d’olio.

Si potrebbe andare avanti in eterno, con infinite varianti di queste ricette base, ci sarebbero poi le ricette di trippa con aggiunte di altri ingredienti come legumi, salsiccia ed altro; magari ne parleremo in un altro post.

Su queste preparazioni ci bevo sempre vini locali non troppo marcati come il Piedirosso dei Campi Flegrei.

Variazioni sul tema
Trippa co' caso e ova

domenica 19 ottobre 2014

Sigarette lisce al pesto di salvia

Della serie "ricette veloci", una variante al più classico Pesto alla genovese, una rivisitazione dal gusto intenso e raffinato, per fare presto e, perché no, bella figura con qualche amico.

Useremo il mixer perché è comodo e si fa prima, ma chi vuole utilizzare il classico mortaio, potrà divertirsi a suo piacimento.
Per le quattro canoniche persone:

  • 280 gr di sigarette lisce (o quello che vi piace);
  • 2-3 mazzetti di salvia freschissima;
  • una manciata di pinoli (30 gr);
  • una manciata di mandorle (30 gr);
  • 50-60 gr di parmigiano stagionato
  • 50-60 gr di pecorino stagionato;
  • 1-2 spicchi di aglio;
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • sale e pepe q.b.
La preparazione, dieci minuti, il tempo di cuocere la pasta:
  1. Metto nel bicchiere del mixer le foglie di salvia lavate ed asciugate, aggiungo l'aglio, i pinoli, le mandorle, i formaggi e qualche cucchiaio di olio.
  2. Frullo a piccoli colpi in modo da evitare di "cuocere" la salsa (simuliamo l'effetto del mortaio), aggiungendo di tanto in tanto un filo di olio ed un po' di acqua della pasta, fino ad ottenere una consistenza cremosa. Aggiungo sale e pepe quanto basta.
  3. Nel frattempo avrò lessato le penne in abbondante acqua poco salata (5 gr/litro).
  4. Metto in una zuppiera una parte del pesto, aggiungo la pasta appena scolata e mescolo velocemente, impiatto e aggiungo il resto del pesto a porzione.
  5. Guarnisco con qualche foglia di salvia.
Per i masochisti, le calorie sono circa 440 a porzione
Da bere: Falanghina del Beneventano o Fiano di Avellino. 

giovedì 16 ottobre 2014

La Sacra Pizza (11): Dies irae



Avevo terminato con i ringraziamenti gli articoli dedicati alla Sacra Pizza, orgoglio ineguagliabile di Napoli, quando l'inopportuno quanto mirato e tendenzioso servizio di Report, dedicato all'unico grande cibo universale che rappresenta l'Italia insieme agli spaghetti, ha fatto scattare in me fastidio, sdegno ed ira.
Sdegno ed ira perché si tratta dell'ennesimo attacco, con la scusa dell'inchiesta per la salute, e quindi intoccabile, perpetrato alle eccellenze del grande bacino gastronomico del Sud e guarda caso proprio a quella produzione che solo in Campania assume valore di ineguagliabilità.
Già è stata attaccata la mozzarella di bufala campana DOP (vedi il post Bufale di bufala)  dall'ineffabile Santoro di Anno Zero con un con ignobile servizio a favore dell'industria del Nord, che attende solo un cedimento delle nostre difese per impadronirsi del DOP e farla finita una volta per tutte con quel capolavoro del cibo artigianale; poi è stata la volta del caffè (ancora Gabanelli) e della farina (Oscar Farinetti: Eataly) e adesso la Pizza.
La difesa contro i continui assalti dell'industria internazionale del cibo omologato, senza qualità e senza gusto, complice l'Unione Europea che mal digerisce la tipicità artigiana della nostra industria alimentare, è strenua, ma le lusinghe delle sirene delle multinazionali si fanno sentire continuamente.
Il succo dell'inchiesta era questo: la cottura a legna è potenzialmente pericolosa, produce idrocarburi, e questo ce lo sentenzia un cosiddetto esperto veneto; e ci vuole un veneto per dire quello che è noto a tutti?
Come logica conclusione, dovremmo abolire il forno a legna per cuocere il pane e le pizze, proprio come volevano i burocrati europei alcuni anni fa, su pressioni delle lobby. Il messaggio sembra essere proprio questo. 
E così i solerti reporter della Gabana sono andati nelle peggiori pizzerie napoletane a mostrare fumi neri, pizza bruciate, prodotti scadenti, come se questa fosse la realtà della pizza a Napoli; mi viene da ridere perché l'ignoranza dei reporter di Report è profonda quanto la superficialità del servizio.
Se si fossero informati, anziché correre dietro il "falso" scoop, si sarebbero accorti che le pizzerie migliori e più famose hanno tutte filtri che assorbono il 98% del fumo, evitando così anche l'inquinamento dell'aria.
E avrebbero imparato due cose di cui i pizzaioli sono bene a conoscenza: che la pizza si infila rasoterra nel forno, senza farla entrare a contatto con il fumo, e che la si poggia sempre sullo stesso punto di cottura della precedente. 
Quelli di Report avrebbero scoperto che la pizza si mangia di norma cotta (chi l'avrebbe mai detto!) e non bruciata e se la pizza è bruciacchiata non è perché così debba essere, ma è perché il pizzaiolo è stato sciatto e incapace di fare il proprio mestiere.
Se la pizza è fatta con ingredienti scadenti è perché c'è qualcuno che per pochi centesimi di euro e per la miopia dell'ingordigia, getta fango e discredito su una categoria di bravi artigiani, detentori della sapienza del buon cibo. 
E la pizza è l'epitome della cultura gastronomica napoletana: Lievitazione naturale (col criscito), mozzarella di bufala campana DOP, pomodoro San Marzano DOP o pomodorini di Corbara DOP, basilico campano ed olio extravergine di oliva, gli ingredienti bandiera della Campania.

Davide e Golia
Ed è proprio questo il succo della trasmissione: dopo il caffè si attacca un altro dei simboli di Napoli facendo un grosso favore a chi guarda, con crescente fastidio, a questa culla artigianale del buon cibo dove, unico caso in Europa, i Mc Donald's chiudono invece di aprire.
Guardano con fastidio a Napoli soprattutto le multinazionali che non riescono a penetrare in questa mercato, il secondo d'Italia, perché non sono in grado di competere, in qualità, con i prodotti di Napoli, della Campania e del Sud. 
Ma si sa, di fronte alla necessità del'audience conta lo spettacolo e non le cifre. 
Un po' come Terra dei Fuochi: ancora non è consapevolezza di massa quello che tutti i ricercatori di laboratorio sanno benissimo: non solo i prodotti campani sono al di sotto dei limiti di rischio imposti dalla legge, ma sono anche molto più sani dei prodotti di altre zone (Luciano Pignataro).